EPICS – La migrazione e l’abitare attraverso il lavoro artistico

giovedì 6 aprile a partire dalle 17.00

narrazione dell’esperienza migratoria e dell’abitare attraverso la pratica artistica.

Ospiti :

Alice Schivardi con il video “Le chiavi di casa”, un esperimento in cui persone di diversa nazionalità sono state invitate dall’artista a costruire una “casa” attingendo dalla propria cultura il concetto di abitare. In questo lavoro il risultato non ha alcuna importanza, ma sono sottolineate l’idea di partecipazione e di interazione.

Mohamed Keita con un approfondimento sul suo lavoro come fotografo a Roma e sull’esperienza laboratoriale al centro diurno per minori Civico Zero, di Save the Children.

Saranno proiettati i lavori fotografici di: Joy, Milon, Alieu, Hanif, Saifuzzaman, Arif, Saiful, Islam, Abel, Yemane Kiros, Cimi Meci, Adam Konde, Dalas Balde, David, Yacouba, Diallo, Giada, Olivier, Doina. Quali relazioni si sono create attraverso la fotografia? Quanto il laboratorio ha permesso ai partecipanti di avere uno sguardo e un approccio nuovo alla città? Ad accompagnare la riflessione Yves Legal, l’animatore dei laboratori presso Civico Zero.

Morteza Khaleghi e la proiezione dei video “Chata (Ombrello”) e “Pellegrini”, un racconto sulle comunità bengalesi e cingalesi attraverso i propri rituali. Khaleghi pone uno sguardo su etnie non italiane che abitano la città di Roma, occupandosi di culture differenti sia dalla propria che dal territorio in cui vive.

Sandro Triulzi, AMM con un’introduzione sul lavoro dell’Archivio delle Memorie Migranti e i video “To whom it may concern” di Zakaria Mohamed Ali e il primo episodio del documentario “Il deserto e il mare” di Dagmawi Yimer, entrambe narrazioni che riguardano la memoria dei luoghi di approdo e di origine.

Caterina Pecchioli con il video “Neverland / L’Isola che non c’è”, prodotto nel contesto del progetto “La Controcarretta della Speranza”. Nel video l’artista scala le coste dell ‘isola di Pantelleria, dove molti migranti ogni anno continuano a sbarcare. Il paesaggio appare come la superficie lunare e la migrazione la condizione esistenziale della ricerca costante di un luogo reale e immaginario dove “atterrare”.

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