Eur(h)ope, the labyrinth dance

Let’s dance through the labyrinth, let’s dance all together!

Each Other tied to a red elastic rope, in a joyful solidarity of movements,

Eu..rope.

Let’s fast and loose, helping each other from the risk of falling,

getting lost, strained, or drowning in an ocean of indifference,

Ocean Europe.

We’ll bump into walls, fences, barbed wires,

We’ll wander prohibitions, dancing in large meanders

We’ll search a way out of the labyrinth…

Eur(h)ope…

OCEAN EUROPE-1.jpg

Domenica 26 Marzo ore 12.00

AuditoriumArte – Auditorium Parco della Musica

Eur(h)ope, Let’s Dance All together! Un’azione dall’Auditorium Parco della Musica al piazzale del MAXXI di Stalker e No Working, parte del progetto Xeneide. Il Dono dell’Altro

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La radio

Sabato 1 aprile dalle 11.00 alle 15

Echis  associazione di promozione sociale propone un laboratorio radio in collaborazione con Casa Scalabrini 634 e la Città dell’Utopia per la realizzazione di un programma di circa 30 minuti con interviste alle persone che attraversano lo spazio Xeneide, brevi letture di testi scritti dai partecipanti al laboratorio e, perchè no, anche qualche lettura e traduzione dell’Eneide.

Alla ricerca della Nave di Enea

Venerdì 17 marzo 2017
Alla ricerca della Nave di Enea
Isola tiberina
Camminata con il Corso di Arti Civiche di Roma Tre
Partenza alle ore 14:00 San Bartolomeo all’isola Tiberina, di fronte al ponte rotto

“Eppure piu’ di ogni altro popolo , a nostra notizia , i Romani sono affezionati alla loro citta’ e si dan premura di mantenere e di conservare ogni cosa patria , perche’ nulla dell’ antica bellezza di Roma vada perduto . Ed invero , per quanto lungamente subissero l’ influsso barbarico , riuscirono a salvare gli edifici pubblici e la maggior parte dei pubblici ornamenti , quanti per si gran tratto di tempo , grazie al genio dei loro autori , poterono resistere , benche’ trasandati , come pure quanti monumenti o ricordi rimanessero della loro prosapia , fra i quali la nave di Enea , fondatore della citta’ , esiste tuttavia , spettacolo oltre ogni credere interessante . Per quella fecero nel mezzo della citta’ un cantiere sulla riva del Tevere , ove collocata da quel tempo , la conservano . Come essa sia fatta io , che l’ho vista , vengo a riferire . Ha un solo ordine di remi quella nave ed e’ assai estesa . Misura in lunghezza centoventi piedi e in larghezza venticinque ( circa 36 metri per 7,5 metri ) , ed e’ alta tanto e’ possibile senza impedire la manovra dei remi . I legni che la compongono non sono ne’ incollati fra loro ne’ tenuti insieme per mezzo di ferri , ma sono tutti quanti di un solo pezzo , fatti sopra ogni credere ottimamente e quali a nostra notizia , non se ne vider mai se non in quella sola nave . Poiche’ la carena cavata da un sol tronco va da poppa a prua insensibilmente divenendo cava in modo mirabile e quindi nuovamente a poco a poco ridiviene retta e protesa . Tutte le grosse costole poi , che vengono adattate alla carena , si estendono ciascuna dall’ uno all’ altro fianco della nave , ed anche queste partendo da ambedue i bordi , si adagiano formando una curva d’assai bella forma , in conformita’ della curvatura della nave , sia che la natura stessa secondo i bisogni del loro uso abbia dato a quei legni gia’ da se quel taglio e quella curvatura , sia che , con arte manuale e con altri ordigni , di piani fossero quei regoli fatti curvi . Inoltre ognuna delle tavole partendo dalla cima alla poppa giunge all’ altra estremita’della nave , tutta di un sol pezzo e fornita di chiodi di ferro unicamente all’uopo d’essere commessa con la travatura in modo da formare la parete . Questa nave cosi’ fatta e’ mirabile a vedere piu’ di quello che possa dirvi in parole ; ed invero tutte le opere straordinarie sono sempre per natura difficili a descrivere , e tanto superiori al linguaggio quanto lo sono all’ ordinario pensiero . Di questi legni non ve n’e’ uno che sia imputridito , niuno che si vegga tarlato , ma quella nave sana in tutto ed integra come se uscisse pur ora dalle mani dell’ artefice , quale egli fosse , conservasi mirabilmente fino a questi giorni ; e tanto sia detto di questa nave di Enea“

Procopio di Cesarea, Guerra Gotica.

Eurhope

Per la prima volta nella sua millenaria storia Roma sembra rifiutare l’Ospitalità a chi erra in cerca di rifugio. È questo un cattivo presagio sui destini della città? Il mito fondativo di Roma è legato all’ospitalità, a partire dall’accoglienza che il re Latino riserva ai profughi troiani al seguito di Enea, come ci racconta Virgilio. L’Ospitalità, l’accoglienza dell’Altro, è il fondamento mitologico più profondo e più sacro della città, sia antica che cristiana, Ne costituisce il tratto universale, la sua “eternità”.

Nel mito di Enea il futuro della città è un Destino, voluto dal Fato, inciso sullo scudo che la madre di Enea, Venere, gli fa forgiare da Vulcano per affrontare la lotta che servirà a comprendere e compiere tale destino.

Il passato è invece la caduta di Troia, che l’eroe trova il coraggio di raccontare a Didone regina di Cartagine, la rappresentazione mitica e simbolica di un tempo che finisce e di un altro che inizia, che da avvio a quell’esodo di troiani ed achei che ridisegnerà l’Europa e il Mediterraneo dando vita ad una nuova stagione dell’umanità.

Il presente della narrazione virgiliana è lo svolgersi di un presente mitologico e perennemente vero, il presente di chi profugo cerca ospitalità, ma anche di chiunque si metta in viaggio per comprendere se stesso, l’eterno errare nel labirinto del mondo per sbrogliare il passato e tessere il futuro cercando di dare un senso e un destino alla propria esistenza.

Così iniziamo un viaggio nel mito, in un tempo non lineare, dove il passato può permetterci di scoprire il futuro e il futuro di dar forma al passato: non dimentichiamoci che Saturno, dio del Tempo, chiede rifugio a Giano sul sito dove nascerà Roma per diventare lì il re dell’età dell’Oro, per il cui ritorno Roma viene fondata.

Il Labirinto, architettura di questo perdersi tra passato e futuro e la danza che ne simboleggia l’attraversamento costituirà la nostra bussola. Lo Scudo di Enea sarà la cartografia di un fato da interpretare attraverso l’esperienza del viaggio che stiamo per intraprendere. La Nave di Enea è lo strumento di un viaggio in un presente che diventa altro per fuggire un tempo ormai consumato e trovar rifugio in un tempo migliore…. Il tempo in cui Roma verrà di nuovo fondata da profughi troiani e abitanti latini, sabini, greci etruschi…. E chissà chi altro ci sarà.

Buon viaggio….

la regina_europe